Fattiditango

Il Tango Argentino:

Storia di un incontro che mi cambiò la vita

Mi ero appena laureato in Giurisprudenza e cercavo di capire, come la maggior parte dei laureati, quale sarebbe stato il mio futuro.

Una sera ero in piazza Francia a Bologna, in macchina con un’amica aspettando che smettesse un diluvio che sembrava non finire più, quando lei mi propose di partecipare ad un corso di tango argentino.

L’idea, lì per lì mi parve folle, ma grazie alla mia innata curiosità decisi che valeva almeno la pena provare. Vivere senza provare nella vita significa rifiutare la vita.

Mi ritrovai così due sere dopo in una palestra di via Montegrappa. Ricordo ancora la porta d’ingresso sotto un portico buio, i suoi vetri opachi gialli e la signorina che ci accolse dietro alla scrivania, non era una tanguera e ci guardava come fossimo zombi. Per entrare nella sala da ballo si attraversava una palestra con macchinari, dove i soliti patiti del fisico facevano mostra delle loro beltà alle donne che si dirigevano verso il tango.

Avevo imboccato una strada senza ritorno.

Ripensandoci ora, quella sala era molto simile allo spazio 156, la mia scuola di ballo; c’erano due colonne e un soffitto altissimo, gli specchi erano sulla parete corta e a terra c’era un parquet consunto.

Gli insegnanti erano Tobias Bert e Annalisa di Luzio.

Scoprii un mondo nascosto, fatto di gente che tutte le sere tirava tardi pur di incontrare il tango perfetto.

Mi fa sorridere ricordare come ballavo i primi tempi, “salida basica e salida cruzada” . In pista data la mia massa corporea mi facevo spazio a spinte non sapendo cosa fossero la ronda e i vari codigos della milonga.

Sette anni vissuti intensamente

Fin dalle prime lezioni andai a ballare in milonga. Il mio battesimo fu alla fattoria che un tempo era il tempio del tango argentino e dove musicalizzava il grande Vassily. Un amico greco che inseriva musiche troppo noiose (marcette) per le mie giovani orecchie di tanguero in erba. Ricordo i suoi sorrisi quando mi diceva che un giorno avrei capito cos’è il tango e le marcette sarebbero diventate opere meravigliose da interpretare.

Gli davo del matto e mi lamentavo, eppure oggi, a distanza di 14 anni, devo riconoscere che aveva ragione lui.

Fu così che piano piano iniziai il mio percorso, tra errori ed incidenti di percorso arrivai ad avere una scuola mia dove oggi insegno tango argentino.

Da quel giorno, per ben sette anni, ballai, ballai e ballai passando innumerevoli insegnanti, bramoso di imparare sempre meglio questo magnifico ballo. Ricordo che un anno feci 100.000 chilometri in auto girando ogni sera in lungo e in largo lo stivale per ballare.

Questi lunghi anni mi hanno trasformato come ballerino e come persona, da un ragazzo esuberante e maleducato (malgrado gli insegnamenti genitoriali) ad un uomo che vede nel sociale e nelle sue regole l’unico modo per poter vivere una vita assieme agli altri. La storia insegna e per chi ne è un profondo conoscitore, come il sottoscritto, è maestra di vita.

 

Da tànghero a tanguero … :)


Due parole quasi simili con significati diametralmente opposti….

tànghero = persona grossolana, poco intelligente.

tanguero = persona che ama il tango e lo balla seguendone le regole “Codigos” fondamentali per essere considerato un buon tanguero.

All’inizio ero un brutto anatroccolo, grande grosso e pesante. Muovere il mio metro e 93 centimetri con i miei cento chili era difficile e “aprender a caminar” è stato tutt’altro che semplice. All’inizio mi hanno infarcito la testa di figure, “las Figuras”, senza capire nulla di eleganza, postura, camminata, marca, ronda, cabeceo, ecc.

Man mano che andavo avanti nello studio del tango e iniziavo a leggere i primi libri notavo sempre più una distonia tra il tango insegnato a scuola e il tango ballato in milonga, tanto da arrivare, ad un certo punto del mio cammino, a chiedermi se il tango fosse realmente quello che veniva insegnato, cercando di attenermi anche ai racconti dei fortunati che avevano ballato in Argentina.

Purtroppo non avendo la possibilità di fare il grande viaggio decisi di buttarmi sui libri in italiano e in spagnolo per poter capire cosa fosse veramente il tango, e nel frattempo, inizia a cambiare il mio modo di ballare.

Dalla salida al tango estilo milonguero


Qualsiasi persona di buon senso si sarà posta, almeno una volta, la domanda che mi sono posto anch’io…ma com’è possibile iniziare a ballare con un passo indietro se io dietro non ci vedo? Qualcosa non girava correttamente e così iniziai con non poca fatica ad eliminare tale passo, in modo che tutto il mio ballo si sviluppasse in avanti e mai, per nessuna ragione, all’indietro. Diventò in breve tempo il mio modo di ballare. A quel punto cercai anche di imparare le regole per poter essere un buon tanguero, soprattutto dopo aver letto il libro di Elisabetta Muraca, “Tango sentimento e filosofia di vita”, che mi aprì una porta su quello che gli argentini chiamano tango e che in italia in realtà non è conosciuto ne insegnato come tale. Un altro libro fondamentale è stato Il Tango è una storia d’amore……e non una rosa in bocca che spiega le brutte abitudini dei tangueri nostrani.

Testo e Vignette di Pier Aldo Vignazia. Prefazione di Sergio Staino.

[…] Soprattutto in Italia, da oltre un secolo si vede un tango a volte caricaturale, con contorno di musiche da banda di pompieri in gita sociale, e di attempati ballerini intenti a provare la robustezza delle loro dentiere con il “tiro della rosa”, evidente versione indoor dello strapaesano tiro della fune. Questo libro vorrebbe aiutare gli Italiani a capire l’autentico mondo emozionale del tango argentino.

2003 , anno della fondazione di anarcotango

In quegli anni regnava una gran confusione nelle milongas, non che adesso ci sia ordine, ma a quei tempi era peggio; oltre a questo in milonga la musica veniva inserita quasi mixata senza stacco di cortine e in più i “codigos” non erano assolutamente rispettati.

Era un po’ il periodo del passaggio tra un tango all’italiana e IL TANGO ARGENTINO.

Anarcotango voleva essere nei suoi intenti una specie di Striscia la Notizia del tango dove finalmente la gente poteva esprimere i propri pensieri liberamente.

Detto…fatto, 300 iscritti che si davano battaglia tutti i giorni con punte di 700 messaggi giornalieri sulle più svariate argomentazioni del tango.

Insomma era tutta da ridere, peccato però che lo humor non è di tutti. E fu così che il moderatore (sobillatore) della lista venne additato come il cattivone del tango. Da qui nacquero grandi amicizie e grandi inimicizie poichè veniva messo in dubbio il mondo del tango italiano. Alla lista partecipavano attivamente quelli che oggi sono diventati i grossi nomi del tango e che ieri invece si divertivano con me a sbeffeggiare chi vendeva un cattivo tango.

Si parlava di codici, storia, musica, e mille altre cose. E si rideva battagliando ….

Da Anarcotango a Fattiditango


Nel 2007, dopo 4 anni di onorata carriera, Anarcotango aveva fatto secondo me il suo percorso e doveva essere chiuso.

Passato un anno decisi di iniziare ad insegnare, dapprima presso una Banca Del Tempo di Mestre gratuitamente, per capire se fossi davvero in grado di farlo, e poi in una mia associazione.

La parola d’ordine di Fattiditango era non cedere alla tentazione di vendere tango spazzatura per il solo piacere degli allievi ma perseguire una strada già segnata da Anarcotango, insegnando il vero tango argentino che si balla a Buenos Aires con i suoi codici e le sue regole.

Esiste un solo tango argentino, quello che si balla a Buenos Aires nelle Milongas del luogo.

Nel corso degli anni ho creato un metodo fattiditango per evitare agli allievi di impare tante cose inutili che a me hanno impedito per anni di migliorare il mio stile.

I nostri allievi imparano a ballare mediamente in 6 mesi, quando normalmente il tempo stimato è di un paio d’anni.

Poi, una volta capito lo spirito del tango e il suo modo di essere, ci si può addentrare nell’infinito mondo delle figure.

Il tango è un po’ come un libro: se conosci l’alfabeto puoi leggerlo, altrimenti puoi solo imparare a memoria delle frasi senza senso. Ecco, la figura è una frase senza significato se non conosci perfettamente il linguaggio non verbale del tango.